Capitolo Dodici/1. L'illuminismo nasce in Inghilterra. I Liberi
Pensatori.
Introduzione. Un nuovo modo di essere filosofo.

L'analisi della ragione e delle sue pretese conoscitive fatta da
Locke nel Saggio sull'intelletto umano fu sicuramente una tappa
fondamentale per comprendere il nuovo modo di essere filosofo che
emerger nel secolo seguente. Egli si proponeva di convincere i
suoi lettori che su argomenti teologici e metafisici bisognasse
chiarire i limiti della mente umana e tracciare una distinzione
netta fra il campo della ragione, in grado di dare conoscenze
chiare, e quello oscuro della fede. Ci avrebbe favorito la
prudenza e la tolleranza. Egli faceva notare che i tanti eccessi
delle guerre di religione, che avevano insanguinato anche
l'Inghilterra, si sarebbero potuti evitare se gli uomini avessero
fatto pi affidamento sulla ragione, la quale, ricorda sempre
Locke nel quarto libro del Saggio, deve essere il nostro ultimo
giudice e la nostra guida in ogni cosa. La sua opinione era che
la ragione  una stupenda facolt che Dio ci ha dato per confutare
il fanatismo e l'intolleranza; e noi abbiamo il dovere di usarla.
Locke s'impegn poi a dimostrare l'infondatezza dell'innatismo
(confronta Quaderno secondo/4, Capitolo Otto). La sua critica a
questa dottrina fu particolarmente apprezzata dagli illuministi,
che la intesero come una liberazione da qualsiasi vincolo e legame
nei confronti della tradizione, verso cui la ragione non doveva
avere n sudditanza n rispetto.
Con la "Rivoluzione gloriosa" del 1689 e con l'avvento al potere
dei wigs, in Inghilterra si era instaurato un clima di relativa
tolleranza che trovava riscontro anche in una certa libert di
stampa. Pertanto si era creata una situazione favorevole a chi
avesse avuto coraggio e capacit di giudizio indipendente.
Fra costoro vi erano sicuramente i Liberi Pensatori, che per la
loro vivacit intellettuale e la forza provocatoria delle loro
proposte, cominciarono a farsi notare nei salotti culturali
dell'Inghilterra wig agli inizi del Settecento, facendo presto
numerosi proseliti. Essi rappresentavano in un certo senso "la
voce dell'epoca" e le loro opere faceva discutere pi delle
scoperte scientifiche di Newton (Quaderno secondo/2, Capitolo
Quattro). Anzi gli stessi scienziati prendevano cos sul serio le
provocazioni dei Liberi Pensatori da partecipare al dibattito
filosofico-teologico in prima persona, come abbiamo visto a
proposito di Newton. I Liberi Pensatori inglesi ebbero un
atteggiamento entusiasta verso la scienza moderna ed i risultati a
cui essa era giunta. Newton rappresent per loro il simbolo stesso
degli straordinari risultati a cui la scienza era pervenuta ed un
punto di riferimento anche in campo teologico, tant' vero che si
arriv a considerarlo il massimo teologo del deismo, l'unico
metafisico degno di essere preso in considerazione.
Liberi Pensatori (Free Thinkers) come si autoproclamarono, o
Piccoli pensatori (Little Thinkers) come invece li definiva
Berkeley ne l' Alcifrone? A parte il fatto che le due definizioni
sono soprattutto l'espressione di un confronto polemico, riteniamo
che pi che le potenzialit teoretiche da essi espresse sia
importante considerare la loro grande influenza sulla cultura
dell'epoca. Essi provenivano in genere da un rango sociale
piuttosto elevato e per le loro idee si sentivano seguaci della
ragione e lontano dal popolo superstizioso. Il loro movimento non
fu n organico, n coordinato: vi erano delle individualit di
spicco, a cui facevano riferimento numerosi simpatizzanti. Siccome
poi le loro idee erano per quei tempi particolarmente
provocatorie, essi correvano anche dei rischi, come Woolston, che
fu imprigionato ai tempi dell'esilio in Inghilterra di Voltaire e
mor in prigione (confronta l'Introduzione a Voltaire); per questo
essi cercarono protettori come Lord Bolingbroke e talvolta
preferirono pubblicare le loro opere in forma anonima.
I Liberi Pensatori erano di orientamento deista, cio erano
favorevoli ad un indagine razionale su tutta la tradizione, in
particolare sulla religione. Il primo elemento che appariva comune
alla loro riflessione era che la tradizione non meritava tutto
quel rispetto con cui veniva considerata. L'alone di sacralit che
la circondava impediva di valutarla con l'unico strumento in
nostro possesso, la ragione. Quindi bisognava fare un opera di
dissacrazione, cominciando con il considerare la Bibbia come un
libro qualsiasi. I rappresentanti delle religioni poi erano
considerati dei fanatici e i Liberi Pensatori erano convinti che
dove esisteva il clero esistesse necessariamente anche il
clericalismo e di conseguenza l'intolleranza e la persecuzione per
chi la pensava diversamente.
Per quanto riguarda i nomi pi importanti del movimento, in cima
alla lista deve essere messo sicuramente John Toland (1670-1722)
irlandese e cattolico, che si convert poi alla Chiesa anglicana
ed infine al deismo e al panteismo. La sua opera pi importante,
Cristianesimo senza misteri, del 1696, si rifaceva direttamente al
Saggio sull'intelletto umano di Locke e voleva dimostrare la piena
razionalit del cristianesimo. L'opera partiva dal presupposto che
la natura umana coincidesse con la razionalit e Toland era
convinto della necessit di adeguare alle esigenze della
razionalit umana l'analisi critica della Bibbia. Solo dopo
l'esame della ragione sarebbe stato possibile un eventuale
consenso su qualsiasi argomento, senza eccezioni neppure per il
messaggio biblico e la rivelazione cristiana. La prima esigenza
della ragione poi era la semplicit e l'intelligibilit del testo.
Toland era convinto che come non diamo il nostro assenso ad una
persona che ci racconta cose assurde, cos non possiamo darlo
neppure ad un testo se fa affermazioni incomprensibili, anche se
si presenta come rivelazione divina. Egli raccomandava poi uno
studio accurato della cultura, del periodo storico e delle civilt
collegate al racconto biblico.
Per quanto riguarda il concetto di soprannaturale, soprarazionale
o misterioso, Toland riteneva che solo la ragione potesse
affermare se qualcosa fosse ad essa superiore e concludeva che, se
nei Testi Sacri vi era qualcosa di incomprensibile per la ragione,
ci significava che non valeva neppure la pena di prenderla in
considerazione, perch Dio non poteva aver fatto una rivelazione
per renderla incomprensibile.
Cristianesimo senza misteri fu considerato un modo inaccettabile
di portare avanti la polemica antiteologica, senza contare che nel
testo erano anche presenti accuse alla religione di coprire
interessi politici. Cos l'opera fu condannata al rogo dal
Parlamento irlandese e l'autore si rifugi in Inghilterra per
sfuggire all'arresto. Poi Toland si spost verso posizioni deiste
e materialiste, come risulta dalle Lettere a Serena, scritte alla
regina di Prussia, Sofia Carlotta (1704). Nel 1720 Toland pubblic
l'opera che costituisce la conclusione del suo itinerario
spirituale e filosofico, Pantheisticon. Essa usc anonima e
s'inser nel mercato clandestino dei libri proibiti (confronta
l'Introduzione a L'Illuminismo in Francia) producendo una certa
influenza su alcuni esponenti dell'illuminismo francese come
d'Holbach e Diderot. In essa Dio viene rappresentato come la mente
e l'anima dell'universo, egli coincide con il Tutto, un universo
pervaso di forze che continuamente generano tutte le cose.
Anthony Collins (1676-1729), libero pensatore e deista, ad un
certo punto dovette rifugiarsi in Olanda per le sue idee. Le sue
opere maggiori furono il Saggio sull'uso della ragione (1707) e il
Discorso sul libero pensiero (1713). Dopo aver premesso che il
modo con cui la Bibbia era letta dai Liberi Pensatori era di gran
lunga il pi serio e corretto, egli si addentrava nello studio del
rapporto fra Vecchio e Nuovo Testamento e faceva importanti
osservazioni sulla storia della formazione del Canone, che
considerava conclusa non prima del settimo secolo dell'era
cristiana. A proposito delle profezie egli si chiedeva
provocatoriamente come mai, se esse erano state cos evidenti
nell'indicare Ges di Nazaret come il Messia, l'inviato di Dio,
gli ebrei che erano i massimi studiosi della Bibbia non fossero
stati affatto convinti dal loro "valore probatorio" Per quanto
riguardava la questione dei miracoli, la sua opinione era che
dovessero essere interpretati non come fatti veramente
verificatisi, ma in forma allegorica.
Un altro personaggio di primo piano del movimento fu Matthew
Tindal (1656-1733). Dopo essere stato cattolico e anglicano, egli
pass al deismo con forti accenti anticlericali. Tindal proponeva
come vera religione, superiore a tutte le sue espressioni
storiche, quella che egli chiamava "naturale", cio il deismo.
Essa presentava le seguenti caratteristiche: era sempre esistita
ed era del tutto conforme a ragione. Tindal la chiamava anche
"rivelazione interna" e la considerava tale da rendere inutile la
"rivelazione esterna", cio la rivelazione cristiana. La religione
naturale inoltre, al contrario delle religioni storiche, poteva
vantarsi di non aver mai prodotto quei fenomeni negativi come le
divisioni in sette, le lotte, il fanatismo e l'intolleranza.
Partendo da un giudizio negativo sul cristianesimo Tindal arrivava
ad accettare l'unica religione totalmente razionale, cio il
deismo.
Tindal si era anche impegnato a dimostrare che la morale cristiana
era dannosa per la societ perch negava il diritto
all'autodifesa, non invitava i poveri ad uscire dalla loro povert
con il lavoro e proibiva l'usura. Alla morale cristiana egli ne
contrapponeva un'altra basata sul principio che tutte quelle
azioni che sono rivolte alla felicit umana sono sempre da
considerarsi positive e che lo scopo di una societ doveva essere
il massimo di felicit per un maggior numero di persone possibile.
Con queste tesi, che erano comuni a tutto il movimento, i Liberi
Pensatori favorirono in Inghilterra il passaggio dalla morale
cristiana a quella borghese, pi consona alle esigenze del
capitalismo commerciale e finanziario, che gi allora era in piena
espansione e stava rendendo l'Inghilterra la nazione pi ricca
d'Europa. Questo fu possibile anche per l'eliminazione di
quell'elemento fondamentale dell'antropologia cristiana che  la
dottrina del peccato originale, che Tindal giudicava il dogma pi
oscuro ed assurdo del cristianesimo. Per lui la creazione non
presentava alcun male radicale, ma solo armonia e razionalit,
come la scienza moderna aveva dimostrato, in sintonia con la quale
l'uomo poteva vivere felice, migliorare la societ, progredire. .
La sua opera pi importante  Un cristianesimo antico come la
creazione (1730), la seconda parte della quale, che alla sua morte
era ancora allo stadio di manoscritto, fu data alle fiamme per
ordine dell'autorit ecclesiastica ed  andata perduta.
Concludiamo con un passo dell' Alcifrone, in cui viene espresso
efficacemente quel nuovo clima culturale, che i Liberi Pensatori
avevano favorito. Berkeley mette in bocca ad uno di essi le
seguenti affermazioni: [...] rifiuto tutte queste nozioni
religiose, che considero follie della mia infanzia [...]. Sono
confermato in questo modo di pensare quando guardo fuori, nel
mondo, quando osservo i papisti e parecchie sette di dissidenti
che si accordano in una generale professione di fede in Cristo, ma
differiscono moltissimo fra di loro. Poi allargo il mio panorama
fino ad includervi giudei e maomettani [...]. Ma estendendo la mia
vista ancora pi lontano, scopro una variet infinita [...].
Insomma invece della verit pi semplice non scorgo che discordia
[...]. Da tali ragionamenti e riflessioni come queste gli uomini
pensanti hanno concluso che tutte le religioni sono ugualmente
false e favolose (G. Berkeley, Alcifrone, Zanichelli, Bologna
1963, pagina 84).
Un posto a parte merita La favola delle api di Bernard de
Mandeville (1670-1733). Medico di origine olandese, egli si
trasfer poi a Londra, dove scrisse le sue opere pi importanti,
fra cui La favola delle api, edita pi volte nella prima met del
Settecento. In quest'opera, analizzando l'Inghilterra del suo
tempo in chiave sociologica e utilizzando la metafora tradizionale
della societ delle api (vedi anche Quaderno secondo/3, Capitolo
Sette, Introduzione. Hobbes e la ricerca dell' epistme nella
politica), Mandeville sostiene la tesi, paradossale a prima vista,
che i vizi privati possono diventare pubbliche virt (tesi
riportata anche nel titolo dell'opera dall'edizione del 1714)
perch favoriscono lo sviluppo economico, danno lavoro a tanta
gente e impediscono la disoccupazione. Pertanto la societ inglese
non solo non doveva essere cos contraria ai vizi personali, ma
anzi li doveva favorire, perch l'egoismo, la corsa al denaro, il
desiderio di sempre maggior ricchezza, se erano negativi dal punto
di vista della morale cristiana, stavano per rendendo
l'Inghilterra un paese prospero. Qualora invece si fosse
desiderato veramente una societ diversa da quella inglese, nel
senso di meno corrotta e pi legata ai valori della morale
tradizionale, ci si doveva rendere conto che ci era possibile
solo al prezzo di rendere l'isola molto pi povera ed infelice, di
aumentare la disoccupazione e di favorire l'emigrazione.
Non renderemmo del tutto giustizia a questo attento osservatore
del comportamento umano se non mettessimo nella giusta evidenza
che, come giustamente ha sottolineato il filosofo Friedrich von
Hayek, la scoperta pi importante di Mandeville  che le azioni
umane intenzionali producono conseguenze inintenzionali e quindi
se gli eventi sociali sono sempre frutto dell'azione umana, non
sono sempre esiti di progetti intenzionali. Questa scoperta allora
era in grado di minare alla radice l'intera concezione illuminista
della ragione, della societ e della storia. Riferendosi sempre a
La favola delle api di Mandeville il filosofo austriaco aggiunge
che gli illuministi non hanno usato la ragione, ne hanno abusato.
Ma essi non se ne resero conto.
